Alcune Nozioni…..

La prevenzione incendi secondo la legge italiana, indica il complesso delle attività finalizzata alla prevenzione del rischio e finalizzate ad evitare il sorgere di incendi.
Le cause comuni di un incendio sono dovute per la maggior parte dei casi per negligenza di un soggetto, ma anche per il malfunzionamento di impianti elettrici.
Le sorgenti di innesco si suddividono in quattro categorie:
  1. ACCENSIONE DIRETTA: quando una scintilla entra in contatto con un materiale combustibile in presenza di ossigeno.
  2. ACCENSIONE INDIRETTA:  quando il calore d’innesco avviene per convenzione, conduzione e irraggiamento termico, ovvero non da forma diretta ma nella forma classica della trasmissione del calore senza contatto diretto.
  3. ATTRITO: avviene per sfregamento di due materiali.
  4. AUTOCOMBUSTIONE O RISCALDAMENTO “SPONTANEO”: quando il calore viene prodotto all’interno dello stesso combustibile o dal combustibile stesso come ad esempio reazioni chimiche o lenti processi di ossidazione.

I parametri che caratterizzano la razione della combustione sono:

  • LA TEMPERATURA DI ACCENSIONE O AUTOACCENSIONE: è la temperatura minima alla quale la miscela combustibile/comburente inizia a bruciare spontaneamente in modo continuo senza ulteriore apporto di calore o di energia esterna;
  • LA TEMPERATURA TEORICA DI COMBUSTIONE (°C) : il più elevato valore di temperatura che è possibile raggiungere nei prodotti di combustione di una sostanza;
  • AREA TEORICA DI COMBUSTIONE (mc) : la quantità di aria necessaria per raggiungere la combustione completa di tutti i materiali combustibili;
  • IL POTERE CALORIFICO (Kcal/Kg) : è la quantità di calore prodotta dalla combustione completa dell’unità di massa o di volume di una determinata sostanza combustibile; si distingue in superiore se la quantità di calore sviluppata considera anche il calore di condensazione del vapore d’acqua prodotto, e in inferiore se non viene considerato invece il vapore d’acqua prodotto;
  • CARICO DI INCENDIO (MJ o Kcal) : potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, corretto in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali;
  • LA TEMPERATURA DI INFIAMMABILITA'(°C) : si definisce esclusivamente per i liquidi combustibili/infiammabili ed è la temperatura alla quale i suddetti liquidi emettono vapori in quantità tali da incendiarsi in caso di innesco.;
  • I LIMITI DI INFIAMMABILITA’ E DI ESPLODIBILITA'(%) : i primi individuano il campo d’infiammabilità all’interno della quale si ha, in caso d’innesco, l’accensione e la propagazione della fiamma nella miscela e i secondi individuano il campo all’interno della quale si ha in caso d’innesco un’esplosione della miscela. I limiti vengono definiti come inferiore con la più bassa concentrazione in volume di vapore della miscela al di sotto della quale non si ha accensione/esplosione in presenza di innesco per carenza di combustibile e in superiore con la più alta concentrazione in volume di vapore della miscela al di sopra della quale non si ha accensione/esplosione in presenza di innesco per eccesso di combustibile.

La combustione delle sostanze è funzione dello stato di aggregazione della materia combustibile e quindi della sua interazione con il comburente, in particolare possiamo osservare che:

1. COMBUSTIONE DELLE SOSTANZE SOLIDE, rappresenta la fase di superamento di
un processo di degradazione del materiale superficiale, della sua evaporazione
(pirolisi) e combinazione con l’ossigeno circostante e quindi, in presenza di innesco,
dell’instaurarsi di una reazione esotermica capace di autosostenersi, è caratterizzata dai seguenti parametri:

  •  dagli elementi che compongono la sostanza;
  •  dal contenuto di umidità del materiale;
  •  pezzatura e forma del materiale;
  •  dal grado di porosità del materiale;
  • condizioni di ventilazione.

2.LA COMBUSTIONE DEI LIQUIDI INFIAMMABILI: un liquido infiammabile per partecipare alla reazione chimica della combustione deve passare  dallo stato liquido allo stato di vapore, in base alla temperatura di infiammabilità sono classificati: 1. CATEGORIA A – liquidi aventi punto di infiammabilità inferiore a 21°C come ad esempio il petrolio greggio o le miscele di carburanti; 2. CATEGORIA B – liquidi aventi punto di infiammabilità compreso tra 21°C e 65 °C come ad esempio il petrolio raffinato, alcol etilico o cherosene; 3. CATEGORIA C – liquidi aventi punto di infiammabilità compreso tra i 65°C e 125 °C come ad esempio l’olio combustibile, la paraffina o la vasellina.

3. LA COMBUSTIONE DEI GAS INFIAMMABILI: i gas possono essere classificati in funzione delle loro caratteristiche fisiche (densità) o in funzione delle loro modalità di conservazione.

La densità di un gas o vapore è definita come rapporto tra il peso della sostanza allo stato di gas o vapore e quello di un ugual volume di aria a pressione e temperatura ambiente:

  • GAS LEGGERO: con densità rispetto all’aria inferiore a 0,8;
  • GAS PESANTE: con densità rispetto all’aria superiore a 0,8.

Secondo le modalità di conservazione:

  • GAS COMPRESSO: che vengono conservati allo stato gassoso ad una pressione superiore a quella atmosferica in appositi recipienti, la pressione di compressione può variare da poche centinaia millimetri di colonna d’acqua a qualche centinaio di atmosfere.
  • GAS LIQUEFATTO: che per le sue caratteristiche chimico-fisiche può essere liquefatto a temperatura ambiente mediante compressione, Il vantaggio della conservazione di gas allo stato liquido consiste nella possibilità di detenere grossi quantitativi di prodotto in spazi contenuti, in quanto un litro di gas liquefatto può sviluppare nel passaggio di fase fino a 800 litri di gas.
  • GAS REFRIGERATO:  che possono essere conservati in fase liquida mediante refrigerazione alla temperatura di equilibrio liquido-vapore con livelli di pressione estremamente modesti, assimilabili alla pressione atmosferica.
  • GAS DISCIOLTO: che sono conservati in fase gassosa disciolti entro un liquido ad una determinata pressione.

A seconda dello stato fisico dei materiali combustibili si possono distinguere quattro classi d’incendio:

  1. CLASSE A : incendi di materiali solidi;
  2. CLASSE B : incendi di liquidi infiammabili;
  3. CLASSE C : incendi di gas infiammabili;
  4. CLASSE D : incendi di metalli combustibili.

Con l’aggiornamento della norma UNI  EN 3-7:2008 e UNI EN 2:2005 è stata introdotta anche la quinta classe di incendio: 5. CLASSE F – incendi che interessano i mezzi di cottura(oli e grassi vegetali o animali) in apparecchi di cottura. Non definita dalla norma UNI EN 2:2005 c’è anche la vecchia CLASSE E che interessa le apparecchiature elettriche sotto tensione in quanto gli incendi di impianti ed attrezzature elettriche sono riconducibili alle classi A o B.

Le sostanze estinguenti sono:

  1. ACQUA :  abbassa la temperatura del combustibile (raffreddamento), sostituzione dell’ossigeno con vapore acqueo (soffocamento), diluizione delle sostanze infiammabili solubili in acqua e imbevimento dei combustibili solidi;
  2. POLVERI : sono costituite da particelle solide finissime a base di bicarbonato di sodio, potassio, fosfati e sali organici, l’azione estinguente è prodotta dalla decomposizione delle stesse per effetto delle alte temperature raggiunte nell’incendio che dà luogo ad effetti chimici sulla fiamma con azione anticatalitica ed alla produzione di anidride carbonica(chimico)(soffocamento)(raffreddamento);
  3. SCHIUMA : è un agente estinguente costituito da una soluzione in acqua di un liquido schiumogeno, l’azione estinguente è il raffreddamento e la divisione di combustibile da comburente (soffocamento);
  4. GAS INERTI : anidride carbonica(CO2) e azoto, riducono la percentuale di comburente impedendo la combustione;
  5. IDROCARBURI ALOGENATI (HALON) : sono formati da idrocarburi saturi in cui gli atomi di idrogeno sono stati parzialmente o totalmente sostituiti con atomi di cromo, bromo o fluoro, l’azione estinguente avviene attraverso l’interruzione chimica della reazione di combustione;
  6. AGENTI ESTINGUENTI ALTERNATIVI ALL’HALON : impiegati attualmente sono “ecocompatibili” (clean agent), e generalmente combinano al vantaggio della salvaguardia ambientale lo svantaggio di una minore capacità estinguente rispetto agli halon, agiscono per azione antacatalitica.

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