IL REGISTRO DELLE ATTREZZATURE

Ne parlava il DPR n.37 del 12 gennaio 1998 DPR 1 agosto 2011, n. 151 ” Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell’articolo 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122″

Il DPR 151/11 spiega molto chiaramente che i controlli, le verifiche, gli interventi di manutenzione e l’informazione devono essere annotate in un apposito registro a cura dei responsabili dell’attività. E tale registro deve essere mantenuto aggiornato e reso disponibile ai fini dei controlli di competenza del Comando.  Il registro è un promemoria di ciò che è stato fatto riguardo alla manutenzione sulle attrezzature.

Si evince pertanto che l’obbligo di adottare il registro dei controlli antincendio è solo a carico dei titolari di attività che non rappresentano luoghi di lavoro quali, ad esempio, edifici civili, autorimesse, impianti per la produzione di calore condominiali. Invece, per i luoghi di lavoro, soggetti all’applicazione del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81 non è necessario adottare il registro dei controlli in quanto la disciplina degli stessi è già regolamentata dallo stesso D.Lgs. 81/08.

Il registro delle attrezzature deve essere redatto per ottemperare alle prescrizioni di legge previste dalla normativa antincendio, DM 10/03/98 (art.4 e All. VI) e DPR n.37/98 (art 5, punto 2), nonché dalle specifiche norme di prevenzione incendi per gli edifici scolastici (DM 26/08/92, punto 12).

Su tale registro vanno annotate quindi le verifiche, i controlli e le operazioni di manutenzione su sistemi, attrezzature ed impianti antincendio, nonché l’attività di informazione e formazione antincendio dei lavoratori.

L’attività di controllo e di verifica nonché la compilazione delle relative schede, riguarda:

    1. estintori;

    2. idranti;

    3. porte REI ed uscite di sicurezza;

    4. luci di emergenza;

    5. dispositivi di primo soccorso;

    6. pulsanti di sgancio corrente elettrico o interruttore generale;

    7. pulsanti di allarme – rilevatori incendio.

 

Un po’ di Storia….

La leggenda narra che Prometeo, per vendicarsi di Giove, invocò il fuoco al cielo e ne fece dono agli uomini, l’uomo seppe adottarlo ai bisogni della vita, sia per uso culinario sia per arma di difesa e di offesa. Per questo motivo fin dall’antichità l’uomo cercò di trovare i mezzi per contrastare il fuoco. Nacquero le prime corporazioni con l’incarico di soccorso in caso di incendio. Si arriverà al 1300 per avere i primi pompieri, con la costruzione dei primi attrezzi per combattere il fuoco.

Nel 1715 fu inventato il primo estintore da Zacharias Greyl, trattasi di una botte di legno contenente 20 litri d’acqua e una piccola porzione di polvere da sparo con una miccia, in caso di incendio si gettava la botte sul fuoco che esplodendo spegneva l’incendio.

Il primo estintore (portatile) venne brevettato nel 1723 dal chimico Ambrose Godfrey; si ha notizia del suo uso in quanto il Bradley’s Weekly Messenger del 7 novembre 1729 parlò della sua efficacia nell’estinguere un fuoco a Londra. Consisteva in una sorte di botte riempita di liquido estinguente con un contenitore in peltro riempito di polvere pirica (polvere da sparo con un basso potere dirompente quindi poco pericoloso), la quale con un sistema di accensione, esplodendo, spargeva la soluzione.

L’estintore “moderno” fu inventato dal capitano britannico George William Manby nel 1818; aveva un serbatoio in rame da 3 galloni contenente una soluzione acquosa di carbonato di potassio (è il sale di potassio dell’acido carbonico e si presenta come un solido bianco inodore) , pressurizzato con aria compressa.

Il primo estintore “soda-acido” fu brevettato nel 1866 dal francese Francois Carlier, il quale mescolò una soluzione acquosa di carbonato di sodio all’acido tartarico ottenendo schiuma e anidride carbonica gassosa, utilizzata come propellente. Nel 1881 negli Stati Uniti Almon M. Granger brevettò un altro estintore ma in questo caso sfruttò la relazione tra una soluzione acquosa di carbonato di sodio e acido solforico; l’azionamento dell’estintore poteva avvenire in due modi, nel primo caso una fiala contenente l’acido veniva rotta, nel secondo caso veniva rimossa una paratia che normalmente divideva i due componenti chimici. In entrambi i casi comunque veniva prodotta anidride carbonica che fungeva da gas di espulsione.

L’estintore a pressione ausiliaria fu inventato nel 1881 dalla ditta inglese Read & Campbell usando acqua o soluzioni acquose.

L’estintore a schiuma chimica venne inventato nel 1904 da Aleksandr Loran in Russia, basandosi sulla sua precedente invenzione della schiuma antincendio. Loran lo usò per spegnare una vasca di nafta; il serbatoio principale conteneva una soluzione acquosa di carbonato di sodio mentre quello interno una di solfato di alluminio. Mescolando le due soluzioni capovolgendo il serbatoio i due liquidi reagivano formando una schiuma e anidride carbonica in fase gassosa, che espelleva schiuma.

Nel 1910, la Pyrene Manufacturing Company di Delaware depositò un brevetto per un sistema a Tetra (tetracloruro di carbonio – Halon 104). Vaporizzando il liquido sulla fiamma la estingueva per soffocamento. Nel 1911, brevettarono un piccolo estintore portatile con lo stesso agente estinguente, costituito da un piccolo serbatoio in ottone con una pompa a mano per espellere il liquido verso il fuoco. Il contenitore non era pressurizzato e quindi poteva essere facilmente ricaricato. Fu inventato anche un altro tipo di estintore il quale era una sfera di vetro riempita con tetracloruro di carbonio da lanciare alla base della fiamma. Il tetra era adatto a fuochi di impianti elettrici e liquidi infiammabili. Vennero però ritirati negli anni ’50 perché tossici; l’esposizione ad alte concentrazioni danneggia il sistema nervoso e gli organi interni.

Negli anni ’40 , in Germania fu inventato il liquido Halon 1011 (bromoclorometano- bromometano- bromuro di metile) per l’uso negli aerei. Venne usato fino al 1969, fu riconosciuto come agente estinguente negli anni ’20 e fu usato soprattuto in Europa; altamente tossico fu messo al bando definitivamente negli anni ’60.

Nel 1924 Walter Kide Company su richiesta di Bell Telephone introdusse l’estintore a biossido di carbonio che consisteva in una bombola contenente 7,5 libbre di CO2 con valvola a vite e manichetta in tela di ottone isolata con cotone, terminante con una sorta di ugello ad imbuto.

Nel 1928 DuGas presentò un estintore a polvere a “pressione ausiliaria” caricato a bicarbonato di sodio con speciali additivi per renderlo scorrevole e resistente all’umidità. Consisteva in un cilindro in rame con una cartuccia interna caricata con anidride carbonica. L’operatore doveva ruotare una valvola sopra l’estintore per perforare la cartuccia e quindi azionare una leva all’estremità della manichetta per rilasciare la polvere chimica. Questo fu il primo estintore adatto a fuochi di liquidi o gas di generosa estensione, ma rimase di uso limitato fino agli anni ’50, quando entrarono sul mercato gli estintori per uso casalingo.

Sempre negli anni ’50 fu sviluppata la polvere ABC, la Super-K e la Purple-K dalla Marina Militare americana, e l’Halon 1211 (BFC).

Il Fluobrene (Halon 2402) è un’invenzione italiana, prodotto per la prima volta nel 1969 presso gli stabilimenti Montecatini di Porto Marghera. Venne sperimentato nei circuiti automobilistici di Monza ed Hockenheim aggiudicandosi il soprannome di “ammazzafuoco” per la sua straordinaria capacità estinguente. Nello stesso autodromo risultò rilevante l’uso del Fluobrene nel tragico incidente del 1978 dove la Squadra Corse della CEA estintori intervenne con mezzi e tecniche all’avanguardia, salvando la vita di molti piloti.