PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO

IL PIANO DI EMERGENZA IN CASO DI INCENDIO

In un’azienda, grande o piccola che sia, trovarsi coinvolti in un’emergenza per incendio o per infortunio, pur sembrando ad alcuni una probabilità abbastanza remota, non è del tutto impossibile. Indipendentemente dai materiali depositati o impiegati nelle lavorazioni e dalle caratteristiche costruttive ed impiantistiche dell’azienda, uno degli aspetti che hanno avuto grande impatto sull’evoluzione dell’evento-emergenza è quello relativo a come sono stati affrontati i primi momenti, nell’attesa dell’arrivo delle squadre dei Vigili del Fuoco.

Uno strumento basilare per la corretta gestione degli incidenti è il cosiddetto PIANO DI EMERGENZA.

Nel piano di emergenza sono contenute quelle informazioni-chiave che servono per mettere in atto i primi comportamenti e le prime manovre permettendo di ottenere nel più breve tempo possibile i seguenti obiettivi principali:

  • salvaguardia ed evacuazione delle persone;
  • messa in sicurezza degli impianti in particolare quelli di processo;
  • compartimentazione e confinamento dell’incendio;
  • protezione dei beni e delle attrezzature;
  • tentare l’estinzione dell’incendio.

COS’è UN PIANO DI EMERGENZA

Scopo

Lo scopo dei piani di emergenza è quello di consentire la migliore gestione possibile degli scenari incidentali ipotizzati, determinando una o più sequenze di azioni che sono ritenute le più idonee per avere i risultati che ci si prefigge al fine di controllare le conseguenze di un incidente.

Obiettivi

Tra gli obiettivi di un piano di emergenza, ad esempio, ci sono:

  • Analisi – un’attenta analisi delle attività svolte nell’azienda è un buon metodo per individuare sorgenti di pericolo e analizzare i rischi presenti nell’attività lavorativa;
  • Struttura – raccogliere in un documento organico e ben strutturato quelle informazioni che non è possibile ottenere facilmente durante l’emergenza, varia molto a seconda del tipo di attività, del tipo di azienda, della sua conformazione, del numero di dipendenti e dipende da una serie di parametri talmente diversificati che impediscono la creazione di un solo modello standard valido per tutti i casi.
  • Linee guida – la pre-pianificazione è definibile come un documento scritto che risulta dalla raccolta di informazioni sia generali che dettagliate pronte per essere usate dal personale dell’azienda e dagli enti di soccorso pubblico per determinare il tipo di risposta per incidenti ragionevolmente prevedibili in una determinata attività. Questi pre-piani identificano i pericoli potenziali, le condizioni e le situazioni particolari e consentono di avere la possibilità di un differente punto di vista e disporre di specifiche informazioni. Le procedure sono la rappresentazione, in genere schematica, delle linee-guida comportamentali ed operative che “scandiscono” i vari momenti dell’emergenza.
  • Verifica – Il contenuto del piano di emergenza deve innanzitutto individuare alcune persone o gruppi-chiave come gli addetti al reparto, al processo di lavorazione, etc., dei quali il piano deve descrivere il comportamento, le azioni da intraprendere e quelle da non fare.
  • Azioni –  le azioni previste nel piano di emergenza devono assolutamente essere correlate alla effettiva capacità delle persone di svolgere determinate operazioni. Il piano di evacuazione va strutturato tenendo conto che in condizioni di stress e di panico le persone tendono a perdere la lucidità.
  • Gestore Aziendale dell’Emergenza – è una figura che non può mai mancare nella progettazione del piano di emergenza al quale vanno delegati poteri decisionali e la possibilità di prendere decisioni anhe arbitrarie, al fine di operare nel migliore dei modi e raggiungere gli obiettivi stabiliti.

PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO

Le procedure da adottare in caso di incendio sono differenziate, soprattutto per la frequenza delle azioni, tra i diversi tipo di insediamento. Gli aspetti che sono comuni alle diverse situazioni dei luoghi e degli eventi incidentali.

  • Dare l’allarme al Gestore Aziendale dell’Emergenze;
  • Dare immediatamente l’allarme al 115(Vigili del Fuoco);
  • Se si tratta di un principio di incendio valutare la situazione determinando se esiste la possibilità di estinguere l’incendio con i mezzi a portata di mano;
  • Iniziare l’opera di estinzione solo con la garanzia di una via di fuga sicura alle proprie spalle e con l’assistenza di altre persone;
  • Non tentare di iniziare lo spegnimento con i mezzi portatili se non si è sicuri di riuscirvi;
  • Intercettare le alimentazioni di gas, energia elettrica, etc.
  • Limitare la propagazione del fumo e dell’incendio chiudendo le porte di accesso/compartimenti;
  • Accertarsi che l’edificio venga evacuato;
  • Se non si riesce a mettere sotto controllo l’incendio in breve tempo, portarsi all’esterno dell’edificio e dare le adeguate indicazioni alle squadre dei Vigili del Fuoco.

PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI ALLARME

Anche in questo caso le procedure sono differenziate tra i diversi tipi di insediamento. Esistono comunque diversi aspetti sempre presenti, che riassumiamo nel seguente schema:

  • mantenere la calma;
  • prestare assistenza a chi si trova in difficoltà;
  • attenersi scrupolosamente a quanto previsto nei piani di emergenza;
  • evitare di trasmettere il panico ad altre persone;
  • allontanarsi immediatamente;
  • non rientrare nell’edificio fino a quando non vengono ripristinate le condizioni di normalità.

MODALITA’ DI EVACUAZIONE – IL PIANO DI EVACUAZIONE

L’obiettivo principale di ogni piano di emergenza è quello della salvaguardia delle persone presenti e della loro evacuazione, quando necessaria.

Il piano di evacuazione è in pratica un “piano nel piano” che esplicita con gli opportuni dettagli tutte le misure adottate (in fase preventiva e di progetto) e tutti i comportamenti da attuare (in fase di emergenza) per garantire la completa evacuazione dell’edificio da parte di tutti i presenti. Anch’esso deve essere elaborato tenendo conto del tipo di evento ipotizzato e delle caratteristiche dell’azienda. La predisposizione del piano di evacuazione va effettuata prevedendo di far uscire dal fabbricato tutti gli occupanti utilizzando le normali vie di esodo, senza pensare di impiegare soluzioni “personalizzate” tanto ingegnose quanto rocambolesche.

LE PROCEDURE DI CHIAMATA DEI SERVIZI DI SOCCORSO

Una buona gestione dell’emergenza inizia anche con la corretta attivazione delle squadre di soccorso. Pertanto è bene che. dopo aver individuato la figura (ed un suo sostituto) che è incaricata di diramare l’allarme, venga predisposto un apposito schema con  le corrette modalità. Una richiesta di soccorso deve contenere almeno questi dati:

  • indirizzo e il numero di telefono;
  • tipo di emergenza in corso;
  • persone coinvolte/ferite;
  • reparto coinvolto;
  • stadio dell’evento;
  • altre indicazioni particolari;
  • indicazioni sul percorso per raggiungere il luogo dell’emergenza.

COLLABORAZIONE CON I VIGILI DEL FUOCO IN CASO DI INTERVENTO

L’importanza dell’addestramento: i momenti di emergenza sono proprio quelli nei quali le azioni che riescono meglio sono quelle che abbiamo saputo rendere più “automatiche” e le azioni in cui agiamo con maggiore destrezza perché siamo già abituati a svolgerle frequentemente nel “tempo di pace”, cioè quello del lavoro ordinario quotidiano. Durante lo stress ed il panico che accompagnano sempre un’emergenza, il rischio di farsi sopraffare dall’evento è alquanto alto se non si provvede a rendere appunto “automatici” certi comportamenti e certe procedure. Le squadre dei Vigili del Fuoco sono addestrate ad operare in condizioni di emergenza e pertanto sono abituate a prendere decisioni proprio nei momenti ad alto rischio di panico e di stress.

Il miglior modo per collaborare: supponendo quindi che abbiate saputo gestire al meglio i primi immediati momenti dell’emergenza proprio perché vi siete addestrati a fare quelle poche basilari operazioni che prevede il piano di emergenza, al momento dell’arrivo dei Vigili del Fuoco la gestione dell’emergenza passa a loro, e i vostri compiti principali prendono un’altra direzione. Il modo migliore per collaborare durante l’incendio è quello di mettere a disposizione la vostra capacità ed esperienza lavorativa e la conoscenza dei luoghi, per svolgere quei compiti che già siete abituati a fare perché li svolgete nell’attività di tutti i giorni.

ESEMPLIFICAZIONE DI UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA

  • Raccolta di informazione e dati
  • Predisposizione delle griglie “evoluzione dell’evento/persone coinvolte/azioni”
  • Realizzazione delle schede procedurali/comportamentali delle diverse figure

Per la costruzione di un piano di emergenza, una fase importantissima è quella iniziale di valutazione del rischio. Nel documento di valutazione dei rischi sono raccolte tutte le informazioni che permetteranno di strutturare senza grosse difficoltà il processo di pianificazione dell’emergenza. Se la valutazione del rischio viene eseguita con precisione e completezza, anche la successiva pianificazione dell’emergenza sarà di buona qualità.

Per ottenere la più ampia possibilità di successo è necessario che nella pianificazione di emergenza sia coinvolto tutto il personale dell’azienda. Ciascuno può fornire idee, soluzioni che possono migliorare la qualità del piano d’emergenza. Quanto più le persone coinvolte fanno proprio il piano di emergenza, tanto più questo avrà possibilità di successo nel momento in cui dovrà essere applicato in un incidente reale. La valutazione dei rischi evidenzia i possibili eventi che ci si può ragionevolmente aspettare. Occorre stabilire quali di questi eventi presentano maggiori rischi ed iniziare da questi a pianificare delle procedure di emergenza. Si può partire schematizzando una griglia dove vengono indicati:

  • tipo di evento incidentale
  • reparto interessato
  • sequenza temporale di azioni da intraprendere
  • persone/gruppi coinvolti
  • compiti che ogni persona/gruppo deve portare a termine.

Dopo aver identificato ed elencato le persone/gruppi interessati dall’emergenza, si inizia a tracciare un’evoluzione dell’evento “fotografando” queste persone nei diversi momenti e si descrivono brevemente per titoli le attività/operazioni che stanno svolgendo, in modo da rendersi conto immediatamente se qualcuno è sovraccaricato di compiti.

Dopo la schematizzazione che è il primo passo avanti nella pianificazione d’emergenza, si passa alla realizzazione delle schede delle singole persone. Nelle singole schede riassuntive, ci si può spingere in descrizioni più dettagliate. Ogni scheda va classificata, numerata, datata e ufficializzata con la firma del Direttore dell’azienda e/o altri Responsabili che hanno l’autorità necessaria.

Per un’evoluzione favorevole dell’evento incidentale è necessario che ciascuno esegua quelle poche fondamentali operazioni nella giusta sequenza e soprattutto coordinate con le operazioni che stanno eseguendo gli altri.

L’addestramento è il “collante” che tiene insieme questo complesso sistema di gestione dell’emergenza. Senza l’aggiornamento continuo e la messa in pratica periodica, anche il piano più semplice e le procedure meglio organizzate non avranno mai la giusta efficacia.

Non si può pretendere che fin dalla prima stesura il piano di emergenza sia un documento perfetto, anche perché è bene iniziare fin da subito il processo di pianificazione: ricordate che il peggior piano di emergenza è non averne nessuno.

Una procedura per quanto sia scritta con precisione e semplicità rischia di risultare completamente inefficace se le persone che devono metterla in atto non si addestrano periodicamente. L’addestramento periodico è un altro dei punti chiave nella preparazione alla gestione di un’emergenza, e consente di ottenere anche dei risultati correlati come la verifica delle attrezzature ed il loro controllo. E’ consigliabile prevedere la prova delle procedure di emergenza almeno due volte l’anno.

Oltre agli aggiornamenti a scadenza prefissata è opportuno che il piano di emergenza venga aggiornato, se se ne ravvisa la necessità anche a seguito di ogni fase di addestramento. Lo scopo dell’aggiornamento è quello di raffinare continuamente la qualità delle procedure per disporre di strumenti sempre più efficaci.

 

DECRETO BALDUZZI PER DEFIBRILLATORE

L’ultimo aggiornamento sulla normativa relativa ai defibrillatori è il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 20 Luglio 2013 n.169 e riporta quanto segue:

Art. 5 “Linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita”

1. Ai fini del presente decreto, si intendono societa’ sportive dilettantistiche quelle di cui al comma 17 dell’art. 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e successive modifiche e integrazioni.

2. Ai fini del presente decreto, si intendono societa’ sportive professionistiche quelle di cui al Capo II della legge 23 marzo 1981, n. 91 e successive modifiche e integrazioni.

3. Le societa’ di cui ai commi 1 e 2 si dotano di defibrillatori semiautomatici nel rispetto delle modalita’ indicate dalle linee guida riportate nell’allegato E del presente decreto. La disposizione di cui al presente comma non si applica alle societa’ dilettantistiche che svolgono attivita’ sportive con ridotto impegno cardiocircolatorio, quali bocce (escluse bocce in volo), biliardo, golf, pesca sportiva di superficie, caccia sportiva, sport di tiro, giochi da tavolo e sport assimilabili.

4. Le societa’ professionistiche attuano la disposizione di cui al comma 3 entro 6 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.

5. Le societa’ dilettantistiche attuano la diposizione di cui al comma 3 entro 30 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.

6. L’onere della dotazione del defibrillatore semiautomatico e della sua manutenzione e’ a carico della societa’. Le societa’ che operano in uno stesso impianto sportivo, ivi compresi quelli scolastici, possono associarsi ai fini dell’attuazione delle indicazioni di cui al presente articolo. Le societa’ singole o associate possono demandare l’onere della dotazione e della manutenzione del defibrillatore semiautomatico al gestore dell’impianto attraverso un accordo che definisca anche le responsabilita’ in ordine all’uso e alla gestione.

7. Ferme restando le disposizioni di cui al decreto ministeriale 18 marzo 2011 “Determinazione dei criteri e delle modalita’ di diffusione dei defibrillatori automatici esterni”, le Linee guida (Allegato E) stabiliscono le modalita’ di gestione dei defibrillatori semiautomatici da parte delle societa’ sportive professionistiche e dilettantistiche.. Il CONI, nell’ambito della propria autonomia, adotta protocolli di Pronto soccorso sportivo defibrillato (PSSD), della Federazione Medico Sportiva Italiana, nel rispetto delle disposizioni del citato decreto ministeriale 18 marzo 2011.

Le presenti linee guida hanno lo scopo di disciplinare la dotazione e l’impiego da parte di societa’ sportive, sia professionistiche sia dilettantistiche, di defibrillatori semiautomatici esterni.

1. L’Arresto Cardiocircolatorio (ACC) e’ una situazione nella quale il cuore cessa le proprie funzioni, di solito in modo improvviso, causando la morte del soggetto che ne e’ colpito. Ogni anno, in Italia, circa 60.000 persone muoiono in conseguenza di un arresto cardiaco, spesso improvviso e senza essere preceduto da alcun sintomo o segno premonitore. La letteratura scientifica internazionale ha ampiamente dimostrato che in caso di arresto cardiaco improvviso un intervento di primo soccorso, tempestivo e adeguato, contribuisce, in modo statisticamente significativo, a salvare fino al 30 per cento in piu’ delle persone colpite. In particolare, e’ dimostrato che la maggiore determinante per la sopravvivenza e’ rappresentata dalle compressioni toraciche esterne (massaggio cardiaco) applicate il prima possibile anche da parte di personale non sanitario. Senza queste tempestive manovre, che possono essere apprese in corsi di formazione di poche ore, il soccorso successivo ha poche o nulle probabilita’ di successo. A questo primo e fondamentale trattamento deve seguire, in tempi stretti, la disponibilita’ di un Defibrillatore Semiautomatico Esterno (DAE)che consente anche a personale non sanitario di erogare una scarica elettrica dosata in grado, in determinate situazioni, di far riprendere un’attivita’ cardiaca spontanea. L’intervento di soccorso avanzato del sistema di emergenza 118 completa la catena della sopravvivenza. Nonostante la disponibilita’ di mezzi di soccorso territoriali del sistema di emergenza sanitaria, che intervengono nei tempi indicati dalle norme vigenti, esistono situazioni e localita’ per le quali l’intervento di defibrillazione, efficace se erogato nei primi cinque (5′) minuti puo’ essere ancora piu’ precoce qualora sia presente sul posto personale non sanitario addestrato (“first responder”),che interviene prima dell’ arrivo dell’ equipaggio dell’ emergenza sanitaria. Per queste ragioni occorre che le tecniche di primo soccorso diventino un bagaglio di conoscenza comune e diffusa, che sia tempestivamente disponibile un DAE e che sia presente personale non sanitario certificato all’utilizzo. I Defibrillatori Semiautomatici Esterni (DAE) attualmente disponibili sul mercato permettono a personale non sanitario specificamente addestrato di effettuare con sicurezza le procedure di defibrillazione, esonerandolo dal compito della diagnosi che viene effettuata dall’ apparecchiatura stessa. E’ altresi’ prevedibile che nuovi dispositivi salvavita possano entrare nell’uso, come evoluzione tecnologica degli attuali defibrillatori semiautomatici o di altri dispositivi salvavita. La legge del 3 aprile 2001, n. 120 prevede l’utilizzo del DAE anche da parte di personale non sanitario.

2. La Catena della Sopravvivenza Il DAE deve essere integrato e coordinato con il sistema di allarme sanitario 118; in questo modo e’ consentito il rispetto dei principi della “Catena della Sopravvivenza”, secondo i quali puo’ essere migliorata la sopravvivenza dopo arresto cardiaco, purche’ siano rispettate le seguenti azioni consecutive (anelli):

  • Il riconoscimento e attivazione precoce del sistema di soccorso
  • La rianimazione cardiopolmonare precoce, eseguita dai presenti
  • La defibrillazione precoce, eseguita dai presenti
  • L’intervento dell’equipe di rianimazione avanzata In ambiente extraospedaliero i primi tre anelli della Catena della Sopravvivenza sono ampiamente dipendenti dai presenti all’evento, dalla loro capacita’ di eseguire correttamente alcune semplici manovre e dalla pronta disponibilita’ di un DAE.

3. Contesto sportivo: considerazioni generali E’ un dato consolidato che l’attivita’ fisica regolare e’ in grado di ridurre l’incidenza di eventi correlati alla malattia cardiaca coronarica e di molte altre patologie. Tuttavia l’attivita’ fisica costituisce di per se’ un possibile rischio di Arresto Cardiocircolatorio (ACC) per cause cardiache e non cardiache. Sembra ragionevole affermare, quindi, che i contesti dove si pratica attivita’ fisica e sportiva, agonistica e non agonistica, possono essere scenario di arresto cardiaco piu’ frequentemente di altre sedi. La defibrillazione precoce rappresenta in tal caso il sistema piu’ efficace per garantire le maggiori percentuali di sopravvivenza. Se si considera che la pratica sportiva e’ espressione di promozione, recupero o esercizio di salute, sembra indispensabile prevedere una particolare tutela per chi la pratica, attraverso raccomandazioni efficaci e attuabili secondo le evidenze scientifiche disponibili. Un primo livello di miglioramento e’ strettamente correlato alla diffusione di una maggiore specifica cultura, che non sia solo patrimonio delle professioni sanitarie ma raggiunga la maggior parte della popolazione. Non meno importante e’ l’estensione della tutela sanitaria non soltanto dei professionisti dello sport agonistico ma anche e soprattutto di quanti praticano attivita’ sportiva amatoriale e ludico motoria. Fermo restando l’obbligo della dotazione di DAE da parte di societa’ sportive professionistiche e dilettantistiche, si evidenzia l’opportunita’ di dotare, sulla base dell’afflusso di utenti e di dati epidemiologici, di un defibrillatore anche i luoghi quali centri sportivi, stadi palestre ed ogni situazione nella quale vengono svolte attivita’ in grado di interessare l’attivita’ cardiovascolare, secondo quanto stabilito dal D.M. 18 marzo 2011, punto B.1 dell’allegato. Alcune Regioni (es. Veneto, Emilia Romagna, Marche) hanno gia’ previsto nel loro piano di diffusione delle attivita’ di defibrillazione di dotare di DAE anche alcune tipologie di impianti sportivi pubblici come palestre scolastiche, piscine comunali. Si contribuisce in tal modo allo svolgimento in sicurezza dell’attivita’ sportiva “creando anche una cultura cardiologica di base”.

4. Indicazioni per le Societa’ sportive circa la dotazione e l’impiego di DEA Le seguenti indicazioni specificano quanto gia’ stabilito a carattere generale e dal D.M. 18 marzo 2011

4.1 Modalita’ Organizzative In ambito sportivo per garantire il corretto svolgimento della catena della sopravvivenza le societa’ sportive si devono dotare di defibrillatori semiautomatici, nel rispetto delle modalita’ indicate dalle presenti linee guida. E’ stato dimostrato che nei contesti dove il rischio di AC e’ piu’ alto per la particolare attivita’ che vi si svolge o semplicemente per l’alta frequentazione, la pianificazione di una risposta all’ACC aumenta notevolmente la sopravvivenza. L’onere della dotazione del defibrillatore e della sua manutenzione e’ a carico della societa’. Le societa’ che operano in uno stesso impianto sportivo, ivi compresi quelli scolastici, possono associarsi ai fini dell’attuazione delle indicazioni di cui al presente allegato. Le societa’ singole o associate possono demandare l’onere della dotazione e della manutenzione del defibrillatore al gestore dell’impianto sportivo attraverso un accordo che definisca le responsabilita’ in ordine all’uso e alla gestione dei defibrillatori. Le societa’ che utilizzano permanentemente o temporaneamente un impianto sportivo devono assicurarsi della presenza e del regolare funzionamento del dispositivo. E’ possibile, in tal modo, assimilare l’impianto sportivo “cardioprotetto” ad un punto della rete PAD (Public Access Defibrillation) e pianificare una serie di interventi atti a prevenire che l’ACC esiti in morte, quali: la presenza di personale formato, pronto ad intervenire l’addestramento continuo la presenza di un DAE e la facile accessibilita’ la gestione e manutenzione del DAE la condivisione dei percorsi con il sistema di emergenza territoriale locale In tali impianti sportivi deve essere disponibile, accessibile e funzionante almeno un DAE – posizionato ad una distanza da ogni punto dell’impianto percorribile in un tempo utile per garantire l’efficacia dell’intervento – con il relativo personale addestrato all’utilizzo. I DAE devono essere marcati CE come dispositivi medici ai sensi della vigente normativa comunitaria e nazionale (Dir. 93/42/CEE, D.lgs n. 46/97).I DAE devono essere resi disponibili all’utilizzatore completi di tutti gli accessori necessari al loro funzionamento, come previsto dal fabbricante. Tutti i soggetti, che sono tenuti o che intendono dotarsi di DAE devono darne comunicazione alla Centrale Operativa 118 territorialmente competente, specificando il numero di apparecchi, la specifica del tipo di apparecchio, la loro dislocazione, l’elenco degli esecutori in possesso del relativo attestato. Cio’ al fine di rendere piu’ efficace ed efficiente il suo utilizzo o addirittura disponibile la sua localizzazione mediante mappe interattive.

4.2 Formazione Ai fini della formazione del personale e’ opportuno individuare i soggetti che all’interno dell’impianto sportivo, per disponibilita’, presenza temporale nell’impianto stesso e presunta attitudine appaiono piu’ idonei a svolgere il compito di first responder. La presenza di una persona formata all’utilizzo del defibrillatore deve essere garantita nel corso delle gare e degli allenamenti. Il numero di soggetti da formare e’ strettamente dipendente dal luogo in cui e’ posizionato il DAE e dal tipo di organizzazione presente. In ogni caso si ritiene che per ogni DAE venga formato un numero sufficiente di persone. I corsi di formazione metteranno in condizione il personale di utilizzare con sicurezza i DAE e comprendono l’addestramento teorico-pratico alle manovre di BLSD(Basic Life Support and Defibrillation), anche pediatrico quando necessario. I corsi sono effettuati da Centri di formazione accreditati dalle singole regioni secondo specifici criteri e sono svolti in conformita’ alle Linee guida nazionali del 2003 cosi’ come integrate dal D.M. 18 marzo 2011. Per il personale formato deve essere prevista l’attivita’ di retraining ogni due anni.

4.3 Manutenzione e segnaletica I DAE devono essere sottoposti alle verifiche, ai controlli ed alle manutenzioni periodiche secondo le scadenze previste dal manuale d’uso e nel rispetto delle vigenti normative in materia di apparati elettromedicali. I DAE devono essere mantenuti in condizioni di operativita’; la batteria deve possedere carica sufficiente a garantirne il funzionamento; le piastre adesive devono essere sostituite alla scadenza. Deve essere identificato un referente incaricato di verificarne regolarmente l’operativita’. Gli enti proprietari dei DAE possono stipulare convenzioni con le Aziende Sanitarie o con soggetti privati affinche’ gli stessi provvedano alla manutenzione delle apparecchiature, ponendo comunque i costi a carico del proprietario. Per i DAE posizionati in modo fisso in luoghi aperti al pubblico e’ raccomandato, ove possibile, l’utilizzo di contenitori esterni con meccanismi automatici di segnalazione che si attivano al prelievo del dispositivo con segnalazione immediata alla Centrale Operativa 118. Il DAE deve essere collocato in luoghi accessibili e deve essere facilmente riconoscibile; il cartello indicatore della posizione del DAE con gli adesivi “Defibrillatore disponibile” e “AED available”, deve essere ben visibile e posizionato all’ingresso.

4.4 Informazioni sulla presenza del defibrillatore Le societa’ sportive e, ove previsto, i gestori degli impianti sono tenuti ad informare tutti i soggetti, che a qualsiasi titolo sono presenti negli impianti (atleti, spettatori, personale tecnico etc.), della presenza dei DAE e del loro posizionamento mediante opuscoli e cartelloni illustrativi o qualsiasi altra modalita’ ritengano utile (video, incontri, riunioni).

4.5 Responsabilita’ L’attivita’ di soccorso non rappresenta per il personale formato un obbligo legale che e’ previsto soltanto per il personale sanitario. La societa’ e’ responsabile della presenza e del regolare funzionamento del dispositivo. Definizioni: Arresto Cardiocircolatorio (ACC): interruzione della funzione di pompa cardiaca. Morte Cardiaca Improvvisa (Sudden Cardiac Death, SCD): morte inattesa di origine cardiaca (diagnosi post mortem). Si definisce testimoniata, se avviene entro 1 ora dall’inizio dei sintomi, o non testimoniata, se entro 24 ore dall’ultima osservazione in vita senza sintomi. Rianimazione cardiopolmonare: sequenza di manovre per il riconoscimento e il trattamento dell’ACC: comprende le compressioni toraciche (massaggio cardiaco esterno), le ventilazioni di soccorso e la defibrillazione esterna.”

IL DECRETO BALDUZZI

Il decreto del 18/03/2011 (G.U.n.129 del 6/6/11) stabilisce i criteri di diffusione dei Defibrillatori semiAutomatici Esterni (DAE) ed i luoghi dove deve essere garantita la loro presenza. Questo significa che è stato fatto un altro passo verso la consapevolezza che l’arresto cardiaco è una strage fino ad oggi ignorata e che è necessario cominciare a muoversi per ridurre il numero dei morti.

Di seguito alcuni dei luoghi di grande frequentazione di pubblico citati dal decreto :

  • poliambulatori
  • palestre
  • cinema
  • teatri
  • parchi divertimento
  • discoteche
  • stadi
  • centri sportivi
  • centri commerciali
  • ipermercati
  • alberghi
  • ristoranti
  • stabilimenti balneari
  • stazioni sciistiche

Le farmacie, inoltre, per l’alta affluenza di persone e la capillare diffusione nei centri urbani, le rendono punti di riferimento in caso di emergenze sul territorio.

Può essere opportuno, secondo il decreto, ma noi lo riteniamo indispensabile, sempre in un’ottica di presenza sul territorio, di dotare di DAE i mezzi della Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Capitanerie di Porto.

Il 13 Settembre 2012 è stato aggiunto un nuovo tassello al quadro relativo alla normativa per la prevenzione dell’arresto cardiaco.

Il nuovo Decreto (G.U.n.214. D.L.n.158) cita espressamente quanto segue:

“11. Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini che praticano un’attività sportiva non agonistica o amatoriale il Ministro della salute, con proprio decreto, adottato di concerto con il Ministro delegato al turismo e allo sport, dispone garanzie sanitarie mediante l’obbligo di idonea certificazione medica, nonchè linee guida per l’effettuazione di controlli sanitari sui praticanti e per la dotazione e l’impiego, da parte di società sportive sia professionistiche che dilettantistiche, di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita.”

Questa legge è stata emanata poco più di un anno dopo l’emanazione del succitato decreto del 6 Giugno 2011 che stabiliva i criteri di diffusione dei defibrillatori semiautomatici esterni nei luoghi pubblici.

Il controllo sistematico delle dotazioni, la conoscenza del loro uso ed il rispetto delle procedure e dei contenuti dei corsi per Esecutori BLS-D conformi alle linee guida ufficiali, sono la miglior garanzia di non incorrere in situazioni penalmente perseguibili.