PREVENZIONE INCENDI!

La sicurezza antincendio è orientata alla salvaguardia dell’incolumità delle persone ed alla tutela dei beni e dell’ambiente, mediante il conseguimento degli obiettivi primari.
L’opera deve essere concepita e costruita in modo che, in caso d’incendio sia garantita ( Requisito essenziale n.2 della Direttiva Europea 89/106/CEE “materiali da costruzione”):
  1. La stabilità delle strutture portanti per un tempo utile ad assicurare il soccorso agli occupanti;
  2. La limitata produzione di fuoco e fumi all’interno delle opere;
  3. La limitata propagazione del fuoco alle opere vicine;
  4. La possibilità che gli occupanti lascino l’opera indenni o che gli stessi siano soccorsi in altro modo;
  5. La possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza.

Il rischio di ogni evento incidentale risulta definito da due fattori:

  • La FREQUENZA, cioè la probabilità che l’evento si verifiche in un determinato intervallo di tempo;
  • La MAGNITUDO, cioè l’entità delle possibili perdite e dei danni conseguenti al verificarsi dell’evento.

da cui ne deriva la definizione di RISCHIO = FREQUENZA x MAGNITUDO

Dalla formula appare evidente che quanto più si riducono la frequenza o la magnitudo, o entrambe, tanto più si ridurrà il rischio. In particolare se aumentiamo la “Prevenzione” diminuisce la “Frequenza”, mentre se aumentiamo la “Protezione” diminuisce la “Magnitudo”. In entrambi i casi, (o solamente con la prevenzione o solamente con la protezione), conseguiamo l’obiettivo di ridurre il “Rischio”, ma l’azione più corretta è quella di agire contemporaneamente con l’adozione di misure sia di “Prevenzione” che di “Protezione”.

  • L’attuazione delle misure per ridurre il rischio mediante la riduzione della frequenza viene comunemente chiamata “prevenzione“;
  • L’attuazione delle misure tese alla riduzione della magnitudo viene invece chiamata “protezione“: le misure di protezione possono essere di tipo attivo o di tipo passivo a seconda che richiedano o meno un intervento di un operatore o di un impianto per essere attivate.

Queste azioni devono essere considerate complementari tra loro nel senso che concorrendo al medesimo fine devono essere intraprese entrambe proprio al fine di ottenere risultati ottimali. Gli obiettivi delle stesse devono essere ricercati anche con misure di esercizio.

Le principali misure di prevenzione incendi, finalizzate alla riduzione della probabilità di accadimento di un incendio, possono essere individuate in:

  • Realizzazione di impianti elettrici a regola d’arte. (Norme CEI): (Decreto del ministero dello sviluppo economico 22 gennaio 2008 n.37)
  • Collegamento elettrico a terra di impianti, strutture, serbatoi etc.: La messa a terra di impianti, serbatoi ed altre strutture impedisce che su tali apparecchiature possa verificarsi l’accumulo di cariche elettrostatiche prodottasi per motivi di svariata natura;
  • Installazione di impianti parafulmine: le scariche atmosferiche costituiscono anch’esse una delle principali cause d’incendio. Per tale motivo nelle zone dove l’attività ceraunica particolarmente intensa risulta necessario provvedere a realizzare impianti di protezione da tale fenomeno, impianti che costituiscono nel classico parafulmine o nella gabbia di Faraday.
  • Dispositivi di sicurezza degli impianti di distribuzione e di utilizzazione delle sostanze infiammabili: Al fine di prevenire un incendio gli impianti di distribuzione di sostanze infiammabili vengono dotati di dispositivi di sicurezza di vario genere.
  • Ventilazione dei locali: la ventilazione naturale o artificiale di un ambiente dove possono accumularsi gas o vapori infiammabili evita che in tale ambiente possano verificarsi concentrazioni al di sopra del limite inferiore del campo d’infiammabilità.
  • Utilizzazione di materiali incombustibili: Quanto più ridotta la quantità di strutture o materiali combustibili presente in un ambiente tanto minori sono le probabilità che possa verificarsi un incendio.
  • Adozione di pavimenti ed attrezzi antiscintilla: Tali provvedimenti risultano di indispensabile adozione qualora negli ambienti di lavoro venga prevista la presenza di gas, polveri o vapori infiammabili.
  • Segnaletica di Sicurezza, riferita in particolare ai rischi presenti nell’ambiente di lavoro.

L’obiettivo principale dell’adozione di misure precauzionali di esercizio è quello di permettere, attraverso una corretta gestione, di non aumentare il livello di rischio reso a sua volta accettabile attraverso misure di prevenzione e di protezione.

Le misure precauzionali di esercizio si realizzano attraverso:

  • Analisi delle cause di incendio più comuni;
  • Informazione e Formazione antincendi;
  • Controlli degli ambienti di lavoro e delle attrezzature;
  • Manutenzione ordinaria e straordinaria.

ANALISI DELLE CAUSE DI INCENDIO PIU’ COMUNI

Molti incendi possono essere prevenuti richiamando l’attenzione del personale sulle cause e sui pericoli di incendio più comuni. Il personale deve adeguare i comportamenti ponendo particolare attenzione ai punti sottoriportati:

Deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e facilmente combustibili: se possibile il quantitativo di materiali infiammabili o facilmente combustibili sia limitato a quello strettamente necessario;
Utilizzo di fonti di calore: includono 1) impiego e detenzione delle bombole di gas utilizzate negli apparecchi di riscaldamento, 2) depositare materiali combustibili sopra o in vicinanza degli apparecchi di riscaldamento, 3) utilizzo di apparecchi in ambienti non idonei, 4) utilizzo di apparecchi in mancanza di adeguata ventilazione degli ambienti;
Impianti ed attrezzature elettriche: Il personale deve essere istruito sul corretto uso delle attrezzature e degli impianti elettrici e in modo da essere in grado da riconoscere difetti. Le prese multiple non devono essere sovraccaricate per evitare surriscaldamenti degli impianti. Nel caso debba provvedersi ad un’alimentazione provvisoria di un’apparecchiatura, il cavo elettrico deve avere la lunghezza strettamente necessaria e posizionato in modo da evitare possibili danneggiamenti. Le riparazioni elettriche devono essere effettuate da personale competente e qualificato. Tutti gli apparecchi di illuminazione producono calore e possono essere causa di incendio;
Il fumo e l’utilizzo di portacenere: I portacenere non debbono essere svuotati in recipienti costituiti da materiali facilmente combustibili, né il loro contenuto deve essere accumulato con altri rifiuti. Non deve essere permesso di fumare nei depositi e nelle aree contenenti materiali facilmente combustibili od infiammabili;
Rifiuti e scarti di lavorazione combustibili: I rifiuti non devono essere depositati lungo le vie di esodo o dove possono entrare in contatto con sorgenti di ignizione.
Aree non frequentate: Le aree del luogo di lavoro che normalmente non sono frequentate da personale ed ogni area dove un incendio potrebbe svilupparsi senza preavviso, devono essere tenute libere da materiali combustibili non essenziali.
Misure contro gli incendi dolosi: Scarse misure di sicurezza e mancanza di controlli possono consentire accessi non autorizzati nel luogo di lavoro, comprese le aree esterne, e ciò che può costituire causa di incendi dolosi.

INFORMAZIONE E FORMAZIONE ANTINCENDI

È quindi evidente come molti incendi possono essere prevenuti richiamando l’attenzione del personale sulle cause e sui pericoli di incendio più comuni; questo può essere realizzato solo attraverso un’idonea Informazione e formazione antincendi.
È fondamentale che i lavoratori conoscano come prevenire un incendio e le azioni da attuare a seguito di un incendio.
Come previsto dagli articoli 36 e 37 del D.lgs n. 81/08, è obbligo del datore di lavoro fornire ai lavoratori un’adeguata informazione e formazione al riguardo di:
a) rischi legati all’attività dell’impresa in generale ed alle specifiche mansioni svolte;
b) misure di prevenzione e di protezione incendi adottate in azienda con particolare riferimento a:
– ubicazione dei presidi antincendi ;
– ubicazione delle vie di uscita;
– modalità di apertura delle porte delle uscite;
– l’importanza di tenere chiuse le porte resistenti al fuoco;
– i motivi per cui non devono essere utilizzati gli ascensori per l’evacuazione in caso di incendio;
c) procedure da adottare in caso di incendio (che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei luoghi di lavoro) ed in particolare:
– azioni da attuare quando si scopre un incendio;
– come azionare un allarme;
– azione da attuare quando si sente un allarme;
– procedure di evacuazione fino al punto di raccolta in luogo sicuro;
– modalità di chiamata dei vigili del fuoco.
d) i nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di prevenzione incendi, lotta antincendi e gestione delle emergenze e pronto soccorso;
e) il nominativo del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione.

CONTROLLO DEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Sebbene il personale sia tenuto a conoscere i principi fondamentali di prevenzione incendi, è opportuno che vengano effettuate regolari verifiche finalizzati ad accertare il mantenimento delle misure di sicurezza antincendio. E’ opportuno predisporre idonee liste di controllo.

Controlli da effettuare periodicamente:

  • Le vie di uscita quali passaggi, corridoi, scale;
  • Le porte sulle vie di uscita;
  • Le porte resistenti al fuoco;
  • Le apparecchiature elettriche;
  • Le fiamme libere devono essere spente o lasciate in condizioni di sicurezza;
  • I rifiuti e gli scarti combustibili devono essere rimossi;
  • I materiali infiammabili devono essere depositati in luoghi sicuri;
  • I luoghi di lavoro deve essere assicurato contro gli accessi incontrollati.

VERIFICHE E MANUTENZIONE SUI PRESIDI ANTINCENDIO

 

Alcune Nozioni…..

La prevenzione incendi secondo la legge italiana, indica il complesso delle attività finalizzata alla prevenzione del rischio e finalizzate ad evitare il sorgere di incendi.
Le cause comuni di un incendio sono dovute per la maggior parte dei casi per negligenza di un soggetto, ma anche per il malfunzionamento di impianti elettrici.
Le sorgenti di innesco si suddividono in quattro categorie:
  1. ACCENSIONE DIRETTA: quando una scintilla entra in contatto con un materiale combustibile in presenza di ossigeno.
  2. ACCENSIONE INDIRETTA:  quando il calore d’innesco avviene per convenzione, conduzione e irraggiamento termico, ovvero non da forma diretta ma nella forma classica della trasmissione del calore senza contatto diretto.
  3. ATTRITO: avviene per sfregamento di due materiali.
  4. AUTOCOMBUSTIONE O RISCALDAMENTO “SPONTANEO”: quando il calore viene prodotto all’interno dello stesso combustibile o dal combustibile stesso come ad esempio reazioni chimiche o lenti processi di ossidazione.

I parametri che caratterizzano la razione della combustione sono:

  • LA TEMPERATURA DI ACCENSIONE O AUTOACCENSIONE: è la temperatura minima alla quale la miscela combustibile/comburente inizia a bruciare spontaneamente in modo continuo senza ulteriore apporto di calore o di energia esterna;
  • LA TEMPERATURA TEORICA DI COMBUSTIONE (°C) : il più elevato valore di temperatura che è possibile raggiungere nei prodotti di combustione di una sostanza;
  • AREA TEORICA DI COMBUSTIONE (mc) : la quantità di aria necessaria per raggiungere la combustione completa di tutti i materiali combustibili;
  • IL POTERE CALORIFICO (Kcal/Kg) : è la quantità di calore prodotta dalla combustione completa dell’unità di massa o di volume di una determinata sostanza combustibile; si distingue in superiore se la quantità di calore sviluppata considera anche il calore di condensazione del vapore d’acqua prodotto, e in inferiore se non viene considerato invece il vapore d’acqua prodotto;
  • CARICO DI INCENDIO (MJ o Kcal) : potenziale termico netto della totalità dei materiali combustibili contenuti in uno spazio, corretto in base ai parametri indicativi della partecipazione alla combustione dei singoli materiali;
  • LA TEMPERATURA DI INFIAMMABILITA'(°C) : si definisce esclusivamente per i liquidi combustibili/infiammabili ed è la temperatura alla quale i suddetti liquidi emettono vapori in quantità tali da incendiarsi in caso di innesco.;
  • I LIMITI DI INFIAMMABILITA’ E DI ESPLODIBILITA'(%) : i primi individuano il campo d’infiammabilità all’interno della quale si ha, in caso d’innesco, l’accensione e la propagazione della fiamma nella miscela e i secondi individuano il campo all’interno della quale si ha in caso d’innesco un’esplosione della miscela. I limiti vengono definiti come inferiore con la più bassa concentrazione in volume di vapore della miscela al di sotto della quale non si ha accensione/esplosione in presenza di innesco per carenza di combustibile e in superiore con la più alta concentrazione in volume di vapore della miscela al di sopra della quale non si ha accensione/esplosione in presenza di innesco per eccesso di combustibile.

La combustione delle sostanze è funzione dello stato di aggregazione della materia combustibile e quindi della sua interazione con il comburente, in particolare possiamo osservare che:

1. COMBUSTIONE DELLE SOSTANZE SOLIDE, rappresenta la fase di superamento di
un processo di degradazione del materiale superficiale, della sua evaporazione
(pirolisi) e combinazione con l’ossigeno circostante e quindi, in presenza di innesco,
dell’instaurarsi di una reazione esotermica capace di autosostenersi, è caratterizzata dai seguenti parametri:

  •  dagli elementi che compongono la sostanza;
  •  dal contenuto di umidità del materiale;
  •  pezzatura e forma del materiale;
  •  dal grado di porosità del materiale;
  • condizioni di ventilazione.

2.LA COMBUSTIONE DEI LIQUIDI INFIAMMABILI: un liquido infiammabile per partecipare alla reazione chimica della combustione deve passare  dallo stato liquido allo stato di vapore, in base alla temperatura di infiammabilità sono classificati: 1. CATEGORIA A – liquidi aventi punto di infiammabilità inferiore a 21°C come ad esempio il petrolio greggio o le miscele di carburanti; 2. CATEGORIA B – liquidi aventi punto di infiammabilità compreso tra 21°C e 65 °C come ad esempio il petrolio raffinato, alcol etilico o cherosene; 3. CATEGORIA C – liquidi aventi punto di infiammabilità compreso tra i 65°C e 125 °C come ad esempio l’olio combustibile, la paraffina o la vasellina.

3. LA COMBUSTIONE DEI GAS INFIAMMABILI: i gas possono essere classificati in funzione delle loro caratteristiche fisiche (densità) o in funzione delle loro modalità di conservazione.

La densità di un gas o vapore è definita come rapporto tra il peso della sostanza allo stato di gas o vapore e quello di un ugual volume di aria a pressione e temperatura ambiente:

  • GAS LEGGERO: con densità rispetto all’aria inferiore a 0,8;
  • GAS PESANTE: con densità rispetto all’aria superiore a 0,8.

Secondo le modalità di conservazione:

  • GAS COMPRESSO: che vengono conservati allo stato gassoso ad una pressione superiore a quella atmosferica in appositi recipienti, la pressione di compressione può variare da poche centinaia millimetri di colonna d’acqua a qualche centinaio di atmosfere.
  • GAS LIQUEFATTO: che per le sue caratteristiche chimico-fisiche può essere liquefatto a temperatura ambiente mediante compressione, Il vantaggio della conservazione di gas allo stato liquido consiste nella possibilità di detenere grossi quantitativi di prodotto in spazi contenuti, in quanto un litro di gas liquefatto può sviluppare nel passaggio di fase fino a 800 litri di gas.
  • GAS REFRIGERATO:  che possono essere conservati in fase liquida mediante refrigerazione alla temperatura di equilibrio liquido-vapore con livelli di pressione estremamente modesti, assimilabili alla pressione atmosferica.
  • GAS DISCIOLTO: che sono conservati in fase gassosa disciolti entro un liquido ad una determinata pressione.

A seconda dello stato fisico dei materiali combustibili si possono distinguere quattro classi d’incendio:

  1. CLASSE A : incendi di materiali solidi;
  2. CLASSE B : incendi di liquidi infiammabili;
  3. CLASSE C : incendi di gas infiammabili;
  4. CLASSE D : incendi di metalli combustibili.

Con l’aggiornamento della norma UNI  EN 3-7:2008 e UNI EN 2:2005 è stata introdotta anche la quinta classe di incendio: 5. CLASSE F – incendi che interessano i mezzi di cottura(oli e grassi vegetali o animali) in apparecchi di cottura. Non definita dalla norma UNI EN 2:2005 c’è anche la vecchia CLASSE E che interessa le apparecchiature elettriche sotto tensione in quanto gli incendi di impianti ed attrezzature elettriche sono riconducibili alle classi A o B.

Le sostanze estinguenti sono:

  1. ACQUA :  abbassa la temperatura del combustibile (raffreddamento), sostituzione dell’ossigeno con vapore acqueo (soffocamento), diluizione delle sostanze infiammabili solubili in acqua e imbevimento dei combustibili solidi;
  2. POLVERI : sono costituite da particelle solide finissime a base di bicarbonato di sodio, potassio, fosfati e sali organici, l’azione estinguente è prodotta dalla decomposizione delle stesse per effetto delle alte temperature raggiunte nell’incendio che dà luogo ad effetti chimici sulla fiamma con azione anticatalitica ed alla produzione di anidride carbonica(chimico)(soffocamento)(raffreddamento);
  3. SCHIUMA : è un agente estinguente costituito da una soluzione in acqua di un liquido schiumogeno, l’azione estinguente è il raffreddamento e la divisione di combustibile da comburente (soffocamento);
  4. GAS INERTI : anidride carbonica(CO2) e azoto, riducono la percentuale di comburente impedendo la combustione;
  5. IDROCARBURI ALOGENATI (HALON) : sono formati da idrocarburi saturi in cui gli atomi di idrogeno sono stati parzialmente o totalmente sostituiti con atomi di cromo, bromo o fluoro, l’azione estinguente avviene attraverso l’interruzione chimica della reazione di combustione;
  6. AGENTI ESTINGUENTI ALTERNATIVI ALL’HALON : impiegati attualmente sono “ecocompatibili” (clean agent), e generalmente combinano al vantaggio della salvaguardia ambientale lo svantaggio di una minore capacità estinguente rispetto agli halon, agiscono per azione antacatalitica.

Elenco Attività soggette a controlli dei Vigili Del Fuoco ai sensi del D.P.R 151/2011

Il 22 settembre sulla Gazzetta Ufficiale il D.P.R. 1 agosto 2011 n.151, riguardante lo Schema di regolamento per la disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi. Il nuovo regolamento individua le attività soggette alla disciplina della prevenzione incendi ed opera una sostanziale semplificazione relativamente agli adempimenti da parte dei soggetti interessati. Per la prima volta viene incoraggiata concretamente un’impostazione fondata sul principio di proporzionalità in base al quale gli adempimenti amministrativi vengono diversificati in relazione alla dimensione, al settore in cui si opera e all’effettiva esigenza di tutela degli interessi pubblici. Questo Provvedimento correla le attività a tre categorie, A, B e C individuate in ragione della gravità del rischio; grazie alla individuazione di distinte categorie è stato possibile effettuare una modulazione degli adempimenti procedurali e, in particolare:

  • nella categoria A sono state inserite le attività dotate di “regola tecnica” di riferimento e contraddistinte da un limitato livello di complessità, legato alla consistenza dell’attività, all’affollamento ed ai quantitativi di materiale presente;
  • nella categoria B sono state inserite le attività presenti in A quanto a tipologia, ma caratterizzate da un maggiore livello di complessità, nonché le attività sprovviste di una specifica regolamentazione tecnica di riferimento, ma comunque con un livello di complessità inferiore al parametro assunto per la categoria “superiore”;
  • nella categoria C sono state inserite le attività con alto livello di complessità, indipendentemente dalla presenza o meno della “regola tecnica”.

In linea con quanto stabilito dal nuovo quadro normativo generale, sono state quindi aggiornate e riadattate le modalità di presentazione delle istanze concernenti i procedimenti di prevenzione incendi, per ciò che attiene la valutazione dei progetti, i controlli di prevenzione incendi, il rinnovo periodico di conformità antincendio, la deroga, il nulla osta di fattibilità, le verifiche in corso d’opera, la voltura, prevedendo sia il caso in cui l’attivazione avvenga attraverso lo Sportello Unico per le attività produttive sia l’eventualità che si proceda direttamente investendo il Comando Provinciale VV.F. competente per territorio.Il 7 agosto 2012 è stato firmato dal Ministro dell’interno il decreto, predisposto ai sensi dell’articolo 2, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, concernente la semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi.
Il decreto, è stato pubblicato il 29/08/2012 nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 201 ed entrerà in vigore il novantesimo giorno dalla data di pubblicazione.
Il provvedimento sostituisce il decreto del Ministro dell’Interno 4 maggio 1998, recante “Disposizioni relative alle modalità di presentazione ed al contenuto delle domande per l’avvio di procedimenti di prevenzione incendi, nonché all’uniformità dei connessi servizi resi dai Comandi provinciali dei vigili del fuoco”, adottato ai sensi del precedente regolamento di prevenzione incendi di cui al D.P.R. n. 37 del 1998.

L’elenco delle attività soggette a controlli:

 1. : Stabilimenti ed impianti ove si producono e/o impiegano gas infiammabili e/o comburenti con quantità globali in ciclo superiori a 25 Nm3/h;

2. : Impianti di compressione o di decompressione dei gas infiammabili e/o comburenti con potenzialità superiore a 50 Nm3/h, con esclusione dei sistemi di riduzione del gas naturale inseriti nelle reti di distribuzione con pressione di esercizio non superiore a 0,5 MPa;

3. : Impianti di riempimento, depositi, rivendite di gas infiammabili in recipienti mobili:

  • compressi con capacità geometrica complessiva superiore o uguale a 0,75 m3;
  • disciolti o liquefatti per quantitativi in massa complessivi superiori o uguali a 75 kg.

4. : Depositi di gas infiammabili in serbatoi fissi:

  • compressi per capacità geometrica complessiva superiore o uguale a 0, 75 m3;
  • disciolti o liquefatti per capacità geometrica complessiva superiore o uguale a 0,3 m3;

5. : Depositi di gas comburenti compressi e/o liquefatti in serbatoi fissi e/o recipienti mobili per capacità geometrica complessiva superiore o uguale a 3 m3;

6. : Reti di trasporto e di distribuzione di gas infiammabili, compresi quelli di origine petrolifera o chimica, con esclusione delle reti di distribuzione e dei relativi impianti con pressione di esercizio non superiore a 0,5 MPa;

7. : Centrali di produzione di idrocarburi liquidi e gassosi e di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, piattaforme fisse e strutture fisse assimilabili, di perforazione e/o produzione di idrocarburi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1979, n. 886 ed al decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 624;

8. : Oleodotti con diametro superiore a 100 mm;

9. : Officine e laboratori con saldatura e taglio dei metalli utilizzanti gas infiammabili e/o comburenti, con oltre 5 addetti alla mansione specifica di saldatura o taglio;

10. : Stabilimenti ed impianti ove si producono e/o impiegano, liquidi infiammabili e/o combustibili con punto di infiammabilità fino a 125 °C, con quantitativi globali in ciclo e/o in deposito superiori a 1 m3;

11. : Stabilimenti ed impianti per la preparazione di oli lubrificanti, oli diatermici e simili, con punto di infiammabilità superiore a 125 °C, con quantitativi globali in ciclo e/o in deposito superiori a 5 m3;

12. : Depositi e/o rivendite di liquidi infiammabili e/o combustibili e/o oli lubrificanti, diatermici, di qualsiasi derivazione, di capacità geometrica complessiva superiore a 1 m3;

13. : Impianti fissi di distribuzione carburanti per l’autotrazione, la nautica e l’aeronautica; contenitori – distributori rimovibili di carburanti liquidi:

  • Impianti di distribuzione carburanti liquidi;
  • Impianti fissi di distribuzione carburanti gassosi e di tipo misto (liquidi e gassosi).

14. : Officine o laboratori per la verniciatura con vernici infiammabili e/o combustibili con oltre 5 addetti;

15. : Depositi e/o rivendite di alcoli con concentrazione superiore al 60% in volume di capacità geometrica superiore a 1 m3;

16. : Stabilimenti di estrazione con solventi infiammabili e raffinazione di oli e grassi vegetali ed animali, con quantitativi globali di solventi in ciclo e/o in deposito superiori a 0,5 m3;

17. : Stabilimenti ed impianti ove si producono, impiegano o detengono sostanze esplodenti classificate come tali dal regolamento di esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, e successive modificazioni ed integrazioni;

18. : Esercizi di minuta vendita e/o depositi di sostanze esplodenti classificate come tali dal regolamento di esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, e successive modificazioni ed integrazioni.
Esercizi di vendita di artifici pirotecnici declassificati in “libera vendita” con quantitativi complessivi in vendita e/o deposito superiori a 500 kg, comprensivi degli imballaggi;

19. : Stabilimenti ed impianti ove si producono, impiegano o detengono sostanze instabili che possono dar luogo da sole a reazioni pericolose in presenza o non di catalizzatori ivi compresi i perossidi organici;

20. : Stabilimenti ed impianti ove si producono, impiegano o detengono nitrati di ammonio, di metalli alcalini e alcolino-terrosi, nitrato di piombo e perossidi inorganici;

21. : Stabilimenti ed impianti ove si producono, impiegano o detengono sostanze soggette all’accensione spontanea e/o sostanze che a contatto con l’acqua sviluppano gas infiammabili;

22. : Stabilimenti ed impianti ove si produce acqua ossigenata con concentrazione superiore al 60% di perossido di idrogeno;

23. : Stabilimenti ed impianti ove si produce, impiega e/o detiene fosforo e/o sesquisolfuro di fosforo;

24. : Stabilimenti ed impianti per la macinazione e la raffinazione dello zolfo; depositi di zolfo con potenzialità superiore a 10.000 kg;

25. : Fabbriche di fiammiferi; depositi di fiammiferi con quantitativi in massa superiori a 500 kg;

26. : Stabilimenti ed impianti ove si produce, impiega o detiene magnesio, elektron e altre leghe ad alto tenore di magnesio;

27. : Mulini per cereali ed altre macinazioni con potenzialità giornaliera superiore a 20.000 kg;
Depositi di cereali e di altre macinazioni con quantitativi in massa superiori a 50.000 kg;

28. : Impianti per l’essiccazione di cereali e di vegetali in genere con depositi di prodotto essiccato con quantitativi in massa superiori a 50.000 kg;

29. : Stabilimenti ove si producono surrogati del caffè;

30. : Zuccherifici e raffinerie dello zucchero;

31. : Pastifici e/o riserie con produzione giornaliera superiore a 50.000 kg;

32. : Stabilimenti ed impianti ove si lavora e/o detiene foglia di tabacco con processi di essiccazione con oltre 100 addetti o con quantitativi globali in ciclo e/o in deposito superiori a 50.000 kg;

33. : Stabilimenti ed impianti per la produzione della carta e dei cartoni e di allestimento di prodotti cartotecnici in genere con oltre 25 addetti o con materiale in lavorazione e/o in deposito superiore a 50.000 kg;

34. : Depositi di carta, cartoni e prodotti cartotecnici, archivi di materiale cartaceo, biblioteche, depositi per la cernita della carta usata, di stracci di cascami e di fibre tessili per l’industria della carta, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg;

35. : Stabilimenti, impianti, depositi ove si producono, impiegano e/o detengono carte fotografiche, calcografiche, eliografiche e cianografiche, pellicole cinematografiche, radiografiche e fotografiche con materiale in lavorazione e/o in deposito superiore a 5.000 kg;

36. : Depositi di legnami da costruzione e da lavorazione, di legna da ardere, di paglia, di fieno, di canne, di fascine, di carbone vegetale e minerale, di carbonella, di sughero e di altri prodotti affini con quantitativi in massa superiori a 50.000 kg con esclusione dei depositi all’aperto con distanze di sicurezza esterne superiori a 100 m;

37. : Stabilimenti e laboratori per la lavorazione del legno con materiale in lavorazione e/o in deposito superiore a 5.000 kg;

38. : Stabilimenti ed impianti ove si producono, lavorano e/o detengono fibre tessili e tessuti naturali e artificiali, tele cerate, linoleum e altri prodotti affini, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg;

39. : Stabilimenti per la produzione di arredi, di abbigliamento, della lavorazione della pelle e calzaturifici, con oltre 25 addetti;

40. : Stabilimenti ed impianti per la preparazione del crine vegetale, della trebbia e simili, lavorazione della paglia, dello sparto e simili, lavorazione del sughero, con quantitativi in massa in lavorazione o in deposito superiori a 5.000 kg;

41. : Teatri e studi per le riprese cinematografiche e televisive;

42. : Laboratori per la realizzazione di attrezzerie e scenografie, compresi i relativi depositi, di superficie complessiva superiore a 200 m2;

43. : Stabilimenti ed impianti per la produzione, lavorazione e rigenerazione della gomma e/o laboratori di vulcanizzazione di oggetti di gomma, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg;
Depositi di prodotti della gomma, pneumatici e simili, con quantitativi in massa superiori a 10.000 kg;

44. : Stabilimenti, impianti, depositi ove si producono, lavorano e/o detengono materie plastiche, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg;

45. : Stabilimenti ed impianti ove si producono e lavorano resine sintetiche e naturali, fitofarmaci, coloranti organici e intermedi e prodotti farmaceutici con l’impiego di solventi ed altri prodotti infiammabili;

46. : Depositi di fitofarmaci e/o di concimi chimici a base di nitrati e/o fosfati con quantitativi in massa superiori a 50.000 kg;

47. : Stabilimenti ed impianti per la fabbricazione di cavi e conduttori elettrici isolati, con quantitativi in lavorazione e/o in deposito superiori a 10.000 kg;
Depositi e/o rivendite di cavi elettrici isolati con quantitativi superiori a 10.000 kg;

48. : Centrali termoelettriche, macchine elettriche fisse con presenza di liquidi isolanti combustibili in quantitativi superiori a 1 m3;

49. : Gruppi per la produzione di energia elettrica sussidiaria con motori endotermici ed impianti di cogenerazione di potenza complessiva superiore a 25 kW;

50. : Stabilimenti ed impianti ove si producono lampade elettriche e simili, pile ed accumulatori elettrici e simili, con oltre 5 addetti;

51. : Stabilimenti siderurgici e per la produzione di altri metalli con oltre 5 addetti; attività comportanti lavorazioni a caldo di metalli con oltre 5 addetti ad esclusione dei laboratori artigiani di oreficeria ed argenteria fino a 25 addetti;

52. : Stabilimenti, con oltre 5 addetti, per la costruzione di aeromobili, veicoli a motore, materiale rotabile ferroviario e tramviario, carrozzerie e rimorchi per autoveicoli; cantieri navali con oltre 5 addetti;

53. : Officine per la riparazione di:

  • veicoli a motore, rimorchi per autoveicoli e carrozzerie, di superficie coperta superiore a 300 m2;
  • materiale rotabile tramviario e di aeromobili, di superficie coperta superiore a 1000 m2;

54. : Officine meccaniche per lavorazioni a freddo con oltre 25 addetti;

55. : Attività di demolizioni di veicoli e simili con relativi depositi, di superficie superiore a 3000 m2;

56. : Stabilimenti ed impianti ove si producono laterizi, maioliche, porcellane e simili con oltre 25 addetti;

57. : Cementifici con oltre 25 addetti;

58. : Pratiche di cui al D.Lgs. 230/95 s.m.i. soggette a provvedimenti autorizzativi (art. 27 del D.Lgs. 230/95 ed art. 13 legge 31 dicembre 1962, n. 1860);

59. : Autorimesse adibite al ricovero di mezzi utilizzati per il trasporto di materie fissili speciali e di materie radioattive (art. 5 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860, sostituito dall’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1965, n. 1704; art. 21 del D.Lgs. 230/95);

60. : Impianti di deposito delle materie nucleari ed attività assoggettate agli artt. 33 e 52 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 e s.m.i. , con esclusione dei depositi in corso di spedizione;

61. : Impianti nei quali siano detenuti combustibili nucleari o prodotti o residui radioattivi [art. 1, lettera b) della legge 31 dicembre 1962, n. 1860];

62. : Impianti relativi all’impiego pacifico dell’energia nucleare ed attività che comportano pericoli di radiazioni ionizzanti derivanti dal predetto impiego:

  • impianti nucleari;
  • reattori nucleari, eccettuati quelli che facciano parte di un mezzo di trasporto;
  • impianti per la preparazione o fabbricazione delle materie nucleari;
  • impianti per la separazione degli isotopi;
  • impianti per il trattamento dei combustibili nucleari irradianti;
  • attività di cui agli artt. 36 e 51 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230 e s.m.i.

63. : Stabilimenti per la produzione, depositi di sapone, di candele e di altri oggetti di cera e di paraffina, di acidi grassi, di glicerina grezza quando non sia prodotta per idrolisi, di glicerina raffinata e distillata ed altri prodotti affini, con oltre 500 kg di prodotto in lavorazione e/o deposito;

64. : Centri informatici di elaborazione e/o archiviazione dati con oltre 25 addetti;

65. : Locali di spettacolo e di trattenimento in genere, impianti e centri sportivi, palestre, sia a carattere pubblico che privato, con capienza superiore a 100 persone, ovvero di superficie lorda in pianta al chiuso superiore a 200 m2. Sono escluse le manifestazioni temporanee, di qualsiasi genere, che si effettuano in locali o luoghi aperti al pubblico;

66. : Alberghi, pensioni, motel, villaggi albergo, residenze turistico – alberghiere, studentati, villaggi turistici, alloggi agrituristici, ostelli per la gioventù, rifugi alpini, bed & breakfast, dormitori, case per ferie, con oltre 25 posti-letto; Strutture turistico-ricettive nell’aria aperta (campeggi, villaggi-turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a 400 persone;

67. : Scuole di ogni ordine, grado e tipo, collegi, accademie con oltre 100 persone presenti; asili nido con oltre 30 persone presenti;

68. : Strutture sanitarie che erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero e/o residenziale a ciclo continuativo e/o diurno, case di riposo per anziani con oltre 25 posti letto;
Strutture sanitarie che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, ivi comprese quelle riabilitative, di diagnostica strumentale e di laboratorio, di superficie complessiva superiore a 500 m2;

69. : Locali adibiti ad esposizione e/o vendita all’ingrosso o al dettaglio, fiere e quartieri fieristici, con superficie lorda superiore a 400 m2 comprensiva dei servizi e depositi. Sono escluse le manifestazioni temporanee, di qualsiasi genere, che si effettuano in locali o luoghi aperti al pubblico;

70. : Locali adibiti a depositi di superficie lorda superiore a 1000 m2 con quantitativi di merci e materiali combustibili superiori complessivamente a 5000 kg;

71. : Aziende ed uffici con oltre 300 persone presenti;

72. : Edifici sottoposti a tutela ai sensi del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 destinati a contenere biblioteche ed archivi, musei, gallerie, esposizioni e mostre, nonché qualsiasi altra attività contenuta nel presente Allegato.;

73. : Edifici e/o complessi edilizi a uso terziario e/o industriale caratterizzati da promiscuità strutturale e/o dei sistemi delle vie di esodo e/o impiantistica con presenza di persone superiore a 300 unità, ovvero di superficie complessiva superiore a 5000 m2, indipendentemente dal numero di attività costituenti e dalla relativa diversa titolarità;

74. : Impianti per la produzione di calore alimentati a combustibile solido, liquido o gassoso con potenzialità superiore a 116 kW;

75. : Autorimesse pubbliche e private, parcheggi pluriplano e meccanizzati di superficie complessiva superiore a 300 m2; locali adibiti al ricovero di natanti ed aeromobili di superficie superiore a 500 m2; depositi di mezzi rotabili al chiuso (treni, tram ecc.) di superficie superiore a 1000 m2;

76. : Tipografie, litografie, stampa in offset ed attività similari con oltre cinque addetti;

77. : Edifici destinati ad uso civile, con altezza antincendio superiore a 24 m;

78. : Aerostazioni, stazioni ferroviarie, stazioni marittime, con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5000 m2; metropolitane in tutto o in parte sotterranee;

79. : Interporti con superficie superiore a 20.000 m2;

80. : Gallerie stradali di lunghezza superiore a 500 m e ferroviarie superiori a 2000 m;

 

 

Articolo preso dal sito dei Vigili Del Fuoco — http://www.vigilfuoco.it/aspx/AttivitaSoggetteElenco.aspx —–http://www.vigilfuoco.it/aspx/page.aspx?IdPage=5574